L’amore è un pollo

“L’odore del pollo arrosto è una cosa che mi fa impazzire.
Un pollo arrosto con le tue chiappe sarebbe l’oggetto più eccitante del creato, non lo lascerei mai in pace”.

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Il gelato

Casa, stanza rosa - Zaandam 08.04.2015

Casa, stanza rosa – Zaandam 08.04.2015

Una donna dorme profondamente sullo sprinter in direzione Hoofddorp. Nel frattempo, in un passeggino a castello, i suoi due bambini di circa tre anni e di circa tre mesi si autogestiscono: quella di tre anni mangia biscotti e mi osserva, quello di circa tre mesi dorme e ogni tanto mugola inascoltato.

Una ragazza pedala sulla ciclabile di Amstelveenseweg, di fianco al parco. Sul suo avambraccio è seduta in equilibrio una bambina bionda di circa tre anni. Chiacchierano.

Tutti gli esseri umani qui vanno in bici. Tutte le donne sono esseri umani. Tutte le donne vanno in bici.
Ok questo? Bene.
Tutte le neo mamme sono donne, e quindi esseri umani, e quindi vanno in bici.
Con i propri bambini legati a sé con la fascia di stoffa.

Un bambino di circa un anno gattona sui vialetti di terra battuta di Beatrixpark.

Un bambino di tre o quattro anni balla scatenato sul prato di Beatrixpark alla chitarra di un suonatore ambulante. Gli altri avventori lo nutrono con biscotti e panini e gli scattano fotografie.
I genitori si trovano all’ombra di  un albero a una decina di metri con il secondo figlio neonato che viene allattato.
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Io ho mangiato il mio primo cono gelato senza la supervisione di un adulto intorno ai 6-8 anni. Fino a quel momento, le scelte per me erano due: 1) coppetta e cucchiaino in vigile e coscienziosa autogestione 2) cono ma col gelato tutto dentro ai bordi del conoil gelataio veniva istruito appositamente a produrre un cono dimezzato nel carico  – e comunque sempre sotto lo stretto controllo di un adulto in grado di individuare eventuali gocce traditrici che avrebbero potuto macchiare il bambino. Il compito dell’adulto era segnalare al bambino la presenza delle gocce latitanti, guidare il bambino nell’ immediata ed efficace rimozione e, talvolta, intervenire in maniera diretta mediante sequestro del gelato e uso della propria lingua.

Credo che la scelta di venire a vivere qui abbia in qualche modo  a che fare con questa faccenda dei gelati.

Prometti, per sempre sarà

Amsterdam,  IJ Hallen flea market  (12.04.2015)

Amsterdam, IJ Hallen flea market (12.04.2015)

Il 31 marzo intorno alle undici di sera mi è arrivato un messaggio: è nato il bambino della mia amica di gioventù G, che vive in Germania. Più o meno nello stesso istante – del messaggio, non del parto – le mie amiche stavano scendendo le scale di casa mia a Bologna e io stavo piangendo dopo aver chiuso la porta, perché dice che piangere libera il petto e io avevo bisogno del petto libero per prenotare un taxi per l’indomani alle 04.45 del mattino.
Io e la mia amica G siamo accomunate dal fatto che ci piace leggere e che ci piace il gelato al cocco, basta. Credo che il fatto di avere entrambe fortemente temuto che saremmo rimaste brutte, strane, vergini e rifiutate dai maschi per sempre, abbia giocato un ruolo fondamentale nell’indissolubilità del nostro legame anche quando questo timore si era ormai rivelato infondato. Ci siamo anche organizzate per farcene una ragione e continuare ad andare avanti con le nostre vite nel miglior modo possibile nonostante gli svantaggi dei quali evidentemente eravamo portatrici. Avevamo circa 16 anni e già bisogno di un piano B, pensa.
Il bambino di G è stato tanto atteso, e per un po’ G ha pensato che non sarebbe arrivato mai. Poi è arrivato.
Quello che veramente accomuna me e G è l’uso smodato dei per sempre e dei mai – con il carico di facilità alla disperazione che ciò porta con sé – un uso che sarebbe imbarazzante già oltrepassata la maggiore età e che noi invece conserviamo assolutamente intatto dal 1996 ad oggi: non credo andrà mai via, credo che rimarremo sempre così.
Intanto il suo bambino è nato e io sono ad Amsterdam.