Il nonno russo

In realtà non volevo veramente scrivere ‘sto pistolotto qui. Cioè, un po’ sì, ma non profondamente con ogni fibra del mio corpo.
Quello che volevo veramente scrivere, quello che veramente è degno di essere registrato è questo.
Oggi sono tornata a casa dal negozio intorno alle 15.30. Come spesso accade quando torno a quell’ora e in particolare quando, come oggi, c’è il sole e il cielo azzurro, nel giardino della palazzina ho trovato Andrea e il suo nonno russo. Andrea ha poco più di un anno e vive al pianoterra insieme a suo papà, sua mamma e il suo fratello maggiore Michele di circa 8 anni. Andrea e Michele, per usare l’espressione usata dalla mia famiglia per lodare i bravi bambini: “sono due bambini che non si sentono”. Il bambino c’è ma non si vede, insomma: ecco la chiave dell’approvazione.
Andrea e Michele in effetti non si sentono. Michele gioca in giardino dopo cena in estate, cattura formiche ed è molto intelligente. La mamma di Andrea e Michele ha la mia età credo, lavora per un’impresa di pulizie e secondo me è una mamma bravissima, è stanca ma non sfibrata, quando sorride sta sorridendo sul serio e sta sorridendo proprio a te. Ogni tanto compare questo nonno russo, che sta sempre col piccolo in giardino quando c’è il sole. Mi vede solo e unicamente quando sto portando giù o portando su la bici dalla cantina, questa cosa lo diverte immensamente ma, visto che non parla quasi niente di italiano, è molto parco nelle esternazioni verbali. Ultimamente abbiamo stabilito un contatto grazie al fatto che mi vede con la bici, ha pietà di me e mi dà il tiro, come di dice a Bologna: mi apre il cancelletto esterno col pulsante. Io lo ringrazio, lui mi dice prego, io porto giù la bici in cantina e lui appare divertito. Già un paio di volte mi ha chiesto “lavoro?” io ho detto di sì e ho spiegato cosa, ma non so se ha capito.
Oggi, quando sono rientrata in casa, c’erano Andrea e il nonno russo in giardino. Il nonno russo mi ha aperto, io ho ringraziato, Andrea si è interessato alla bici mentre io scaricavo la spesa, io ho temuto che la bici gli crollasse addosso, Andrea aveva un irresistibile cappello rosso e mi guardava con sospetto, io ho riflettuto sull’opportunità di sollevare Andrea fino al sellino ma avevo paura che si mettesse a urlare e in più avevo mal di schiena. Ho portato giù la bici, ho fatto ciao ciao ad Andrea e ho ringraziato il nonno. A quel punto si è svolta la seguente conversazione:
“Lavoro?”
“Sì, ho appena finito”
“Mio lavoro è lui” indica Andrea
“E’ un lavoro bellissimo”
“Anche tu bambini?”
“No”
“Perché?”
“… Perché per ora non si può” sono scioccata, da noi a Downton non si usa conversare col vicinato in merito alla riproduzione, ma il suo è interesse autentico.
“Non può?” è genuinamente dispiaciuto per la mia sterilità
“No, cioè sì posso”  sono in difficoltà
“Allora non vuoi?” ora è sospettoso
“Sì, voglio. Ma i soldi…”
“Soldi!” esclama lui, e ride con lo stesso divertito sgomento che se gli avessi confessato che non faccio bambini perché ho paura di accumulare adipe sul punto vita (cosa che comunque mi preoccuperebbe)
“Eh” faccio io, sentendomi cretina già per la dodicesima volta in questa giornata.
“Ah-ah-ah” fa lui salutandomi con la mano e facendo il gesto internazionale del vattene a casa, scimunita.

Advertisements

2 thoughts on “Il nonno russo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s