I cestini degli altri

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– Succo di frutta gusto mela e kiwi

– Smacchiatore

– Detersivo bio presto

– Additivo igienizzante napisan

– Aringhe affumicate (2 confezioni)

– Bietole

– Farina di grano tenero 00

La scuola sta facendo la pausa invernale, quindi ho un po’ più di tempo libero. In particolare, per due giorni a settimana – quelli che, tradizionalmente, mi vedevano impegnata a preparare le lezioni – vado via dal negozio addirittura alle 13.30. Il tempo libero, mi dicono le mie ricerche, è quell’intervallo tra una cosa e l’altra durante il quale sei autorizzata a non fare assolutamente nulla senza sentirti in colpa: l’assenza del senso di colpa è l’unica caratteristica che distingue, nettamente e senza possibilità di fraintendimento, il tempo libero dal tempo non libero.

Il senso di colpa è per me una condizione esistenziale imprescindibile, mi definisce, mi contiene, mi disciplina: senza senso di colpa andrei in autocombustione e mi consumerei nel giro otto secondi. Certo, questo mi preclude ogni possibilità di avere tempo libero ma, del resto, da incenerita del tempo libero te ne fai poco.

Sembra un cul de sac, ma uscirne è in realtà molto semplice: basta riempire il mio tempo libero con occupazioni che poi non avrò voglia di intraprendere in maniera regolare, questo mi garantirà un senso di colpa costante ed estremamente rassicurante.

Quindi, a gennaio ho resuscitato la pasta madre che credevo morta già a fine novembre.

Quindi ora devo fare il pane due volte a settimana.

Ieri pomeriggio la madre era più vitale di un branco di cheerleader del Winsconsin. Mi è venuta fuori una pagnotta da 1 kg e mezzo, dorata, bellissima. Avrei chiamato i vicini per fargliela vedere, davvero: era uno spettacolo.

Poi ho pensato che avrei potuto invitare degli amici a cena, così l’avrebbero anche assaggiato il pane, oltre che ammirarlo. Quindi ho invitato 5 amici.

A quel punto ho dovuto cucinare, perché mica potevamo mangiare solo il pane. Quindi ho deciso che avrei cucinato un risotto alla zucca. Però col pane non puoi mica accompagnarci il risotto, ed era per il pane che avevo deciso di avere ospiti a cena, no?Quindi il mio fidanzato ha predisposto i salumi delle grandi occasioni. Io, nel frattempo, avevo anche gratinato dei finocchi e fatto una guacamole con un avocado ormai prossimo al trapasso che avevo rinvenuto fortuitamente in una fruttiera dimenticata. L’insalata con cappuccio, sedano rapa e arancia si rendeva dunque superflua, e soprattutto sarebbe servito altro pane che non possedevo.

A quel punto sembrava necessario tirare fuori una tovaglia decente: quella bianca, ricamata dalla nonna, quella del corredo. Una tovaglia vergine per onorare il pane, e il risotto, e i salumi, e i finocchi, e la guacamole.

I miei amici hanno portato il vino, io ho insistito perché il mio fidanzato mettesse anche i sottobicchieri per evitare spargimenti di vino, lui l’ha fatto ma questo non ha minimamente leso la mia efficacia nel macchiare irrimediabilmente la tovaglia prima che il gallo cantasse tre volte.

I miei amici hanno mangiato tutto il pane, e anche tutto il resto, ed io con loro.

Questa mattina, al risveglio, mi è venuto in mente che pane fa ingrassare, che sono gonfia, devo assolutamente depurarmi, devo assumere il succo di aloe in maniera più regolare e coscienziosa. Quindi che devo procurarmi del succo di frutta, perché bevitelo tu il succo di aloe puro…

Mi è venuto anche in mente che avrei dovuto smacchiare la tovaglia con qualche nuovo ritrovato della tecnica.

E disfare la borsa della palestra, quella di giovedì. E magari lavarne il contentenuto. E possibilmente igienizzarlo, prima di procedere alla bonifica con alcol e accendino.

E mangiare le due arance che non avevo usato per l’insalata che non si era resa necessaria, quindi comperare delle aringhe. Fanno bene, no, le aringhe? Hanno gli omega 3, devo prenderne un bel po’ da tenere in casa, ultimamente mi dimentico.

E comunque domani lascio pronta della verdura bollita, basta mozzarelle come unico cibo veloce: bietole bollite già pronte in frigo, oh.

Diamine, il pane è finito e devo rifarlo. E’ finita la farina.

Questo è quello che avrei voluto raccontare all’addetta delle casse veloci della Pam che ha dovuto contare uno ad uno tutti gli articoli da me acquistati in questo pomeriggio festivo – operazione che si è resa necessaria per colpa del codice a barre delle aringhe, forse reso difettoso dall’umidità del banco frigo – e che con così preoccupata affettazione mi ha augurato buona domenica.

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