Chacun pour soi est reparti, dans l’tourbillon de la vie

Autoritratto

Autoritratto

Il motivo per cui non ho scritto per tutto questo mese e mezzo è che non avevo un incipit abbastanza originale e non avevo voglia di riflettere per trovarne uno.
Ma ora vi beccate un post in pratici fascicoli tutti la collezionare.

Buona fine e buon principio
Non è stato solo che non avevo l’ispirazione per l’ottima prosa. Ero soprattutto tutta presa dans l’tourbillon de la vie. Non sai cos’è il tourbillon de la vie fin quando non lavori a Bologna in un negozio di pasta nel mese di dicembre: a fine giornata, dopo 10 ore con in mano un mattarello da un metro e venti, daresti l’intera paga straordinaria del giorno perché qualcuno dei tuoi nemici giurati  – tipo Kirill, lo studente russo che mi incoraggiava ad usare metodi didattici di ispirazione pavloviana – incrociasse il tuo cammino proprio in quel momento, alle otto di sera. Tipo “non fare i complimenti, insolentiscimi pure, insolentiscimi ORA, giochiamo ad arancia meccanica”.
Successivamente sono stata per un po’ dai panormiti e ha fatto freddo e persino nevicato, facendo precipitare così a quota zero le ragioni per cui una persona che abbia imparato a camminare in posizione eretta e ad impugnare gli utensili dovrebbe trovare desiderabile stare tra i panormiti.
Gennaio sta passando così, tra giornate di sole e pigne in testa.
Confondo sempre più spesso la home di Repubblica con la home di Lercio.
L’altro giorno ho guardato tiggì la sette tutto intero e i primi cinque minuti della Gruber, sono giunta alla banalissima conclusione che Gasparri e Bersani in un paese normale farebbero i bidelli come categoria protetta. E questa conclusione è banalissima per voi magari, voi sicuramente avete smesso di strabiliare da un pezzo di fronte all’invasione degli ultra ladri di polli, ve ne siete fatti una ragione: tutti calmi, ci hanno invasi, ma poi se ne vanno eh. Per me è un po’ più complicato accettare del tutto questa cosa, e solo di recente ho capito con chiarezza il motivo.

Autobus
Ero sul 27A direzione Corticella . All’altezza del ponte della ferrovia, il bus ha frenato improvvisamente provocando un immediato effetto ponte del Titanic sui passeggeri, carrozzine che rotolano stile scalinata di Odessa e relativi occhi delle madri. Come si è appreso successivamente, la frenata era stata causata da un tizio che aveva deciso di attraversare. Così, a caso, voleva attraversare proprio lì: con l’autobus che arrivava, il semaforo verde (per l’autobus, per lui sarebbe stato rosso se solo non fosse stato 200 metri più avanti), nessuna striscia pedonale all’orizzonte. Quando è stato blandamente minacciato di morte, il tizio si è DAVVERO limitato a dire che siccome pioveva lui voleva correre a ripararsi sotto il portico, e comunque  lui ha solo attraversato la strada: calmatevi, cazzo, quanto siete nervosi.
Tutto lì. E’ stato insultato, certo,  ma è stato lasciato andare vivo. Vivo esattamente come tutti gli altri tizi che invece hanno aspettato il verde al semaforo pedonale: tutti vivi uguale.
Il problema è che in questo paese gli autobus frenano, e io non ho più nessuna voglia di sperare che un giorno non frenino più: che improvvisamente a tutti gli italiani venga installata la app della responsabilità.

Le drammatiche conclusioni del bambino dotato
Visto che ho saltato il post dei bilanci, che non ho fatto manco uno straccio di elenco delle cose rilevanti del 2014, che ho letto tutti i vostri ed erano bellissimi e mi è venuta l’ansia da prestazione, mi rifaccio prima che gennaio finisca e il festival di Sanremo diventi l’unico argomento su cui ragionevolmente posso aver voglia di dilungarmi.
Nell’ultimo anno, con una certa dose di sofferenza e molto lavoro, ho imparato che è lecito esercitare una cosa: l’indulgenza verso se stessi. Indulgenza verso se stessi vuol dire che non SEMPRE è colpa tua, non di TUTTO almeno.
Ora, questa cosa che io sto iniziando or ora a prendere in considerazione, è ciò che permea da sempre la volontà, le opere, le azioni dell’intera società nella quale sono cresciuta e nella quale vivo: dalle scuole elementari anno 1988 a Gasparri gennaio 2015, senza alcuna interruzione, con in mezzo tutto quello che è stato e in coda tutto quello che sarà.
Un bambino dotato passerà il resto della vita esattamente come ha passato l’infanzia: ad essere bravo e a soffrire perché tutti gli altri non sono bravi come lui. E anche a domandarsi perché, nonostante questo, sembrano più amati di lui che pure è tanto bravo tutto il giorno tutti i giorni.
L’unica cosa ragionevole che può fare un bambino dotato, appena capisce la sòla assoluta che gli anno rifilato, è escogitare un piano.
Buon anno, lettori

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