Storia delle colonne infami

foto

Scrivere più spesso non è solo una crudele fìsima della parte di me più controversa, quella interpretata da Joey Potter e Sally Albright, quella che verrà rivalutata solo dopo la mia morte. Scrivere più spesso è anche utile perché io non scrivo di getto come la maggior parte voi, massa di frikkettoni: l’ottima prosa che leggete è frutto di svariate pensate e di un’accurata selezione delle stesse. Alcune pensate, se non le scrivessi – e poi cancellassi, ma nel frattempo le scrivessi – rimarrebbero a fluttuare nella bruma mattutina della ciclabile di ponte Matteotti. E sarebbe un vero peccato, perché alcune di queste pensate non sono solo ottimi spunti per deliziare l’assai esigente pubblico dei miei lettori: sono anche tutto quello che ho a disposizione per prendere determinate decisioni. E non si prendono decisioni se la pensata che ti serve, quando la cerchi per prendere la decisione, non la trovi più in giro perché è rimasta intrappolata tra le porte del 27A mentre tu sei scesa di corsa alla fermata Indipendenza perché eri in ritardo.
Come ho detto, non so cosa voglia dire il pianto e stridor di denti che accompagna la fine di una relazione d’amore. Nei casi da me direttamente sperimentati, a un certo punto finiva tutto. E quello che restava era un tizio pallosissimo da recuperare di sera tardi in aeroporto sotto una tormenta di neve in pieno gennaio, mentre pensi “Ah se fosse quell’altro a scendere dall’aereo: ci berremmo diciotto birre a testa, faremmo le zozzerie, e domani faremmo a chi mangia più schifezze unte al mercato del sabato. Invece devo beccarmi questa palla di persona che ora mi tocca pure lasciarlo èccheddùe maròni”.
Così sono buoni tutti, no?
Ecco cosa intendo: non sono preparata, non so come si fa, non l’ho mai fatto di lasciare andare una persona cui volevo ancora bene, figuriamoci se posso lasciare andare un’intera città con il ponte della ferrovia e gli autobus e i bar e i fruttivendoli e tutto.
La mia studentessa Eleni dice che lei ha fatto una lista a due colonne con le X, a suo tempo. Dice che alla fine non ha deciso di lasciare Edimburgo in base alla lista, che si è pure dimenticata dove l’ha messa, ma mi garantisce che comunque è utile fare una lista: fai una lista, davvero.
Ok, faccio una lista, due colonne: le chiameremo Ma dove minchia vai? e Cia’.
Bene, a posto così, via che si va.
Eleni dice anche che la lista deve contenere pure le opinioni esterne di determinati opinion leader ed esperti del settore. In quanto tale,  ci tiene a dirmi che la sua X va nella colonna Ma dove minchia vai? con la seguente motivazione: “Non posso sopportare che parte il mio amico che va in Norvegia a lavorare e che poi parti anche tu”.
Non ho avuto il coraggio di dirle che io sono solo la sua insegnante, che il nostro corso finirà comunque a gennaio, tanto ormai la X l’aveva messa. E tanto l’avevo messa pure io.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s