Rassegna stanca


Irene Fargo, Come una Turandot, Sanremo 1992

Dall’ultima settimana:

“Si vede che sei una persona calma” (La mia studentessa Eleni, che ha appena scoperto l’esistenza del si impersonale e non la teme).

“Credo che tu deve dare una scarica elettrica quando noi sbagliare, così imparare sicuro” (Il mio studente Kirill, che ci tiene a sottolineare quanto infinitamente maggiore sia la sua fiducia nei metodi pavloviani rispetto a quella che ripone nei miei. Quello che Kirill non sa è quanto infinitamente maggiore sarebbe anche il mio diletto se la scuola mi permettesse di utilizzare i metodi pavloviani di cui sopra, in particolar modo su di lui).

“Io a volte credo che tu fumi valeriana” (La mia collega Monica ammirata dalla mia imperturbabilità che lei ha definito zen ma questa volta non in onore del tristemente noto quartiere panormita, quando un burino – a occhio e croce il quarto o quinto nell’ultimo mese, rimasto non decapitato dalle nostre titolari, esattamente come i suoi predecessori – ha fatto il suo ingresso in negozio e si è fatto un selfie con noi sullo sfondo chine sul tagliere, così che tutti i suoi amici di facebook potessero invidiargli la straordinaria esperienza di aver visto dal vivo delle persone che fanno un lavoro manuale piuttosto faticoso.  Quello che Monica non sa è che io ho un piano).

“Non riesco neanche a immaginarti mentre ti arrabbi con qualcuno” (Una delle mie titolari, quella che ci ha creduto davvero).

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One thought on “Rassegna stanca

  1. Pingback: Chacun pour soi est reparti, dans l’tourbillon de la vie | lemargheritine

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