Neutro

– Stai scherzando?
– Purtroppo no. Guarda, anche a me sembra assurdo, ma sono richieste precise che ci fa l’azienda e non possiamo prescindere. Alla prima selezione con l’agenzia sei andata bene e sei passata. Ma per il colloquio successivo con l’azienda devi fare questa cosa.
–  Ma qual è la ragione?
– Sai, lì allo sportello vanno in prevalenza persone anziane…
– E quindi?
– E quindi ci viene richiesto di selezionare solo candidati dall’aspetto neutro
– Neutro?
– Ti puoi tenere solo gli orecchini, altrimenti niente.

Questo dialogo avveniva 5 anni fa tra me e il fidanzato della mia amica Elisa. Io mi ero  laureata da due mesi e cercavo lavoro, uno qualunque. Lui lavorava in un’agenzia interinale che seleziona candidati per lavori qualunque, tipo fare la cassiera al c.u.p. di uno degli ospedali cittadini.

– Ti rendi conto? Alla Pam c’è una cassiera transessuale, e giustamente non ho mai visto nessuna nonnina bolognese fare un plissè riguardo alla faccenda. Te l’immagini l’anziano che si rifiuta di farsi prenotare da me! Dev’essere proprio la priorità di ogni vecchio con la prostata infiammata e l’incontinenza notturna quella di assicurarsi che la tizia che gli prenota l’esplorazione digito rettale non abbia alcun anellino d’argento nella narice sinistra. Per me possono anche morire, io non me lo tolgo, mi rifiuto, non ci vado.

Questa invece sono io che spiego al mio fidanzato dell’epoca le ragioni del mio rifiuto. Lui, che da circa tre anni andava ai colloqui con le lunghe chiome sciolte sulla maglia degli Opeth e i pantaloni infilati dentro gli anfibi, non ebbe assolutamente niente da ridire sul mio ragionamento che, invece, gli sembrò ineccepibile.



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Questa sono io 5 anni dopo, poche ore prima di un nuovo colloquio nella stessa agenzia per la stessa azienda.
Questa volta il lavoro è in ufficio, come scansionatrice di documenti. Per sì e per no, anche se non ci sarà il fidanzato della mia amica a dirmelo, visto che ha cambiato lavoro e poi si sono pure lasciati, mi tolgo l’anellino. Decido di immortalare il momento, prima di toglierlo.
Del resto, l’anellino (nelle sue varie reincarnazioni e sostituzioni) ha resistito per tredici anni al consiglio paterno sempre uguale, a volte più a volte meno veemente, “togliti quella cosa là dal naso, non è serio”, spesso seguito anche da “e poi magari questa volta ti compri un tailleur“. Ha resistito ad una maturità, due discussioni della tesi (mie), una discussione della tesi (di mia sorella, “Lo sai che la famiglia dice molto su di noi. Quindi se proprio non te lo vuoi levare almeno mettiti il tailleur, fallo per lei”), esami, colloqui, presentazioni.
Anni di lavoro retribuito hanno difeso la sua presenza sulla mia faccia, il suo luccichìo è diventato un grosso faro puntato sul provincialismo e sull’inadeguatezza delle convinzioni familiari.
Da qualche tempo però erano le mie, di convinzioni, che non riusciva più a smentire. E siamo arrivati così ad oggi.

Incidentalmente, oggi è anche il giorno in cui – per un lavoro in cui bisogna scansionare un foglio dopo l’altro, salvare le immagini in una cartella e bòn – ho affrontato un test cronometrato di 40 minuti sull’uso di word che sarebbe stato assolutamente utile per la selezione del ruolo di segretaria particolare di Dio in persona.

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Il culo della cicala

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Oggi sarà ricordato per sempre come il giorno in cui una persona del sud mi disse “quelli del nord ci rubano il lavoro”.
E’ andata così.
Benché io non legga le cronache panormite, resto pur sempre una ragazza del mio tempo: negli anni di facebook e della scomparsa della realtà, può succedere che le cronache panormite vengano da te. E così pure i commenti dei panormiti: livorosi, ignoranti e ottusi, i commenti dei panormiti. Di solito impedisco che mi saltino agli occhi, non rispondo mai. Oggi però, come diceva lo zio Angelo quando qualcuno metteva le mani dove non avrebbe dovuto, mi prudevano le dita. Oggi, come dice mio padre, sono andata a toccare il culo della cicala.
A Palermo il 14 luglio si festeggia la patrona Santa Rosalia. Sono quei festeggiamenti, per intenderci, che consentono al sindaco di mettere in atto l’unica reale assunzione di responsabilità nell’arco dei 12 mesi: il sindaco deve salire sul carro della santuzza,  e gridare “Viva Palermo e Santa Rosalia!”. Questo vuol dire che improvvisamente, benché festanti per la venerabile Rosy, per quanto ottenebrati da ettolitri di birra forst e unti dall’olio dei babbaluci che sono impegnati a sucare come se non ci fosse un domani, i panormiti si accorgeranno che sì: c’è il sindaco, ed è proprio quello lì. Non c’è dubbio, perché solo il sindaco può salire sul carro e gridare “Viva Palermo e Santa Rosalia!”.
In determinate annate non è stato affatto semplice convincere il primo cittadino a salire sul carro, ma alla fine tutti sono andati. A calci in culo, ma sono andati. Solo un sindaco, Diego Cammarata, si rifiutò e non andò davvero, con grandissima indignazione dei panormiti e relativi stracciamenti di vesti per la tagliata di faccia ricevuta da Santa Rosy e dai suoi protetti. Fu inutile ogni tentativo di ricordare loro che il traditore era stato eletto democraticamente e per ben due volte dalla maggioranza degli aventi diritto. Inutile anche far notare che negli otto anni precedenti si era passati sopra a tagliate di faccia magari meno irrispettose per la santuzza, ma che avevano avuto conseguenze decisamente concrete sui panormiti.
Il sindaco Orlando invece al festino ci tiene, quello sì. Infatti ha indetto un bando di gara per appaltare l’organizzazione delle celebrazioni in onore di Santa Rosy. Il bando è stato vinto da un’azienda di Varese che ha sbaragliato le concorrenti, alcune delle quali autoctone. E ‘sticazzi? Direte voi. Infatti ‘sticazzi, la penso come voi.
Mia cugina invce no, essendo panormita. Dunque pubblica la notizia della mancata assegnazione della gara ai naturali protetti della santuzza e della vergognosa vittoria dell’invasore per mano dell’infido – benché democraticamente eletto a maggioranza, anche da lei – Orlando.
Mi prudevano le dita, va bene? Lo so che non si fa. Anche se è appena alfabetizzata non posso farglielo notare, continuavo a ripetermi. Non posso farle notare che non è normale non avere un lavoro a 31 anni perché si sta terminando una laurea specialistica non contenti di una laurea triennale che si è conseguita in soli 9 anni con lo strabiliante punteggio di tipo 98 e tutto questo senza aver mai lavorato un giorno nella propria vita. Ok? Da noi non si dicono queste cose ai parenti.
Forse avrei taciuto su tutto.
Forse sarei andata ad annaffiare il basilico in balcone. Avrei nutrito la Nana. Avrei controllato la lievitazione del pane. Avrei dimenticato
Invece ho letto un commento e, come l’infelice Agnese monaca di Monza, ho risposto. L’autore del commento si chiama Geloso, non ridete: si chiama proprio così. Noi lo chiameremo NonEssereGeloso.

NonEssereGeloso: invece al nord ci stanno dando lezioni di correttezza….su come rubare meglio!!!

Cugina: arte nordica un po’ come l’arte concettuale!!!

Impossibile capire cosa voglia dire questo scambio. Mi prudono le dita. Lo spirito dello zio Angelo mi guarda dall’alto e, con un plastico gesto di sollevamento delle braccia, mi dice ma fai ‘nzoccu vòi! Vedo me stessa aggrappata al ramo di un pino, protesa a cercare di toccare il culo a una cicala mentre mio padre, dal basso, mi intima di smettere subito.
E’ più forte di me.
Il succo della mia risposta è che se “al nord” (a nord di cosa poi?) si ruba è perché ci si è industriati per avere almeno qualcosa da rubare.

NonEssereGeloso: Non sono d’accordo, almeno in parte…esempio…da quando è stato fatto il primo festino in pompa magna da Orlando, è sempre, e ripeto sempre, stato affidato ad aziende del nord, per quanto riguarda organizzazione ed altro. Come pensi che si possa partecipare ai bandi, quando sai già che non si concorre affatto, ma che viene affidato a discrezione del sindaco e non esaminando la qualità, anche economica, dei progetti? Lo stesso avviene nel restauro, perchè affidiamo i restauri ad aziende del profondo nord? O il progetto per Palazzo Branciforte ad architetti sempre del nord?

A mia cugina piace. Ho già detto che è cretina?

lemargheritine: Ma non era la lega quella che aveva proposto graduatorie protette per gli insegnanti in base alla provenienza geografica?
Mi sembra più utile – io mi concentrerei su quello, fossi in voi – capire perché i vostri soldi non sono mai andati al migliore, invece di chiedervi perché non vanno ad un’ azienda o ad un professionista meridionale.

A mia cugina piace anche questo. Le piaccion tutti.

NonEssereGeloso: No, perchè viene affidato ad altri non per meriti, ti assicuro che i migliori architetti e restauratori sono siciliani, infatti vinciamo tutti i bandi e concorsi del mondo, ma non quelli da noi…Lo stesso vale per qualsiasi lavoro…andiamo fuori e samo apprezzati e stra-pagati…Quella di adesso, è una specie di graduatoria protetta…ma sempre e soltanto per quelli del nord…ed a scapito nostro…è da sempre, nella nostra storia, che abbiamo o facciamo le cose meglio degli altri…ma dobbiamo stare con “le corna calate”…

lemargheritine: Seriamente e senza offesa, non ho abbastanza fantasia per rispondere ad un discorso con argomentazioni di questo tipo. Ho provato a farlo un paio di volte: parlavo con due diversi leghisti della provincia di Rovigo e facevano il tuo stesso discorso. Con voi perdo sempre.

Sto leggendo Cecità.
Duecentoquaranta ciechi chiusi in un manicomio ad ammazzarsi tra loro mentre là fuori gli occhi dell’intera città, un paio alla volta, vengono abbagliati da una perenne e accecante luce bianca.
All’inizio pensavo fosse un po’ esagerato come espediente narrativo.