maledetto di un gatto

Nana Nana è la mia gatta.
Avrebbe dovuto chiamarsi Nanà, ma l’accento è rimasto impigliato tra le divergenze tra me e il restante 50% affidatario del felino in merito a Godard.
La Nana è una gatta con una macchia nera sul muso, e questo può fare la differenza per noi naturalmente inclini all’entusiasmo e poco intelligenti.
La Nana è nata a Medicina ed è venuta a vivere a Bologna dentro una specie di valigia rossa, una domenica di inizio-inizio novembre. Lei aveva tre mesi e io trent’anni.
Purtroppo non posso affermare di non aver mai fatto le vocine con lei.
Fino a qualche tempo fa aveva un dinosauro di lattice grande come un dito, molto leggero, compagno ideale per giochi di tortura, lanci spericolati e pas de deux. E’ stato il suo migliore amico per un paio di mesi, si chiamava Marcellus. Un giorno Marcellus è entrato in uno stargate e non è mai più tornato. Sparito senza lasciare traccia. La Nana non si è espressa in chissà quali manifestazioni di sconforto per il primo grande lutto della sua giovane vita: la primavera  era alle porte e con lei anche le mosche, più precisamente dentro le porte e moriture. Purtroppo non posso descrivere analoga serenità per quanto riguarda i suoi due coinquilini bipedi e glabri, i quali non hanno mai del tutto accettata la scomparsa di Marcellus, il tirannosauro intrattenitore. Sono stati avvistati mentre entravano in determinati negozi di giocattoli, a narrare di nipotini immaginari appena dotati della prima dentizione eppure già ferocemente patiti di dinosauri, quindi assolutamente meritevoli di ricevere in regalo un finger puppet di lattice a forma di tirannosauro. Oggetto che tuttavia non c’è mai, la qual cosa provoca grande scoramento.
La Nana evidentemente accusa tutto questo tramestio, quindi si ritira spesso a leggere in solitudine.

La dolente intellettuale

La dolente intellettuale

Alla Nana non interessano i ragazzi perché, in qualità di sua tutrice, ho riflettuto e ho ritenuto opportuno evitarle una intera vita da raperonzolo da un secondo piano affacciato su un cortile della bolognina gremito di dotatissimi felini randagi. Anni e anni da Didone, a sopirare con lo sguardo all’orizzonte e con l’unica compagnia accessibile di due gatti eunuchi e obesi al primo piano, per carità. Oltretutto è una ragazza carina e socievole, tipo Lux delle vergini suicide, e non a caso hanno scelto Kathleen Turner e non me per il ruolo della guardiana della virtù familiare. Dunque ho preferito correre ai ripari prima di dover gettare nel caminetto tutti i dischi rock della Nana.

Nana la geek

Nana la geek

Una gatta cui non interessano i ragazzi ha un’aspettativa di vita di una quindicina d’anni. Se a nessuna di noi due capiterà qualche sfiga particolarmente seria, io e la Nana condivideremo l’arco di tempo che dovrebbe vedermi scoprire cosa sarò da grande, in quest’epoca assurda in cui solo quindici anni dopo il tuo ingresso nella maturità sessuale ti poni il problema di diventare grande. Ma del resto è colpa dell’alfabetizzazione femminile. E del femminismo. E dei contraccettivi orali. E di Pannella che ha sfasciato la famiglia e che si droga, come diceva lo zio Angelo.
Insomma, quando seppellirò la Nana sarò a due giorni dalla menopausa, parliamoci chiaro. E il grande gong che sancirà la mia uscita definitiva dal mercato del lavoro avrà già suonato da un pezzo.
Per per il momento  però posso far finta che i rintocchi dell’orologio biologico tipo big ben altro non siano che il ritornello di Disarm  che suona nello stereo. E che comunque, vedila così, le opzioni sono tutte aperte.
Ma Nana tutto questo non lo sa, e quindi bruca la menta in balcone. Come se questo gesto non avesse alcun significato.

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3 thoughts on “maledetto di un gatto

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