Sento…

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…che l’umanità ha bisogno di un chiarimento su una particolare faccenda. E sento che sarebbe molto utile un mio contributo in questo senso. Questo contributo deve passare per una autodenuncia.
Ero molto giovane. Ma questo è solo un dato biografico carino da dire, l’età non ha influenzato in alcun modo la vicenda se non nelle fasi preliminari. Per comodità del lettore e per evitare fraintendimenti, segnalerò in quali parti del racconto è necessario tenere in considerazione la giovane età dell’eroina.
Mi avevano bocciata per la prima ed ultima volta ad un esame (il terzo della mia carriera, storia contemporanea) che avevo studiato per svariati mesi tra i quali anche quelli estivi [giovane età].
Questa caporetto era stata causata più o meno direttamente dall’infausta contingenza del mio venire a conoscenza che il mio fidanzato lucano aveva passato le vacanze estive non a studiare storia contemporanea ma a sollazzarsi con una sua compaesana, peraltro molto più carina di me [giovane età].
Detto fidanzato lucano, interrogato in merito ai suoi passatempi estivi, negava. Inoltre, con veemenza e affettazione, si portava il dorso della mano sulla fronte e sospirava che il solo mio dubitare di lui lo faceva soffrire così tanto ma così tanto che non sapeva proprio se sarebbe riuscito a superare questo dolore o se forse sarebbe stato meglio lasciarci, in fondo l’avevo voluto io [giovane età con l’aggravante della totale mancanza di strategia: era un fumatore accanito, sarebbe stato facilissimo incendiargli il letto mentre dormiva e dire che si era addormentato fumando. FINE contributo giovane età].

Tutto questo carosello di emozioni mi aveva causato un discreto calo delle difese immunitarie, il quale era stato a sua volta causa diretta di un’infezione alla gola con tanto di placche molto dolorose, febbre oltre i 39°, allucinazioni, mancamenti, digiuno ascetico. Sfortunatamente, il mio fidanzato lucano non aveva avuto modo di soccorrermi poiché scusa sai verrei ma era a casa di un amico che, fatalità, proprio in quel periodo si era trovato ad ospitare anche la tizia più carina di me.
Dunque, imbottita di tachipirina come se non ci fosse un domani, tornavo indietro dallo studio del medico con la promessa di iniziare a prendere l’antibiotico prima di arrivare a casa, anche senza scartarlo, purché fosse subito.  Squillava il cellulare. Avendo in quel frangente una scarsa capacità di coordinazione e una certa qual debolezza dovuta al digiuno ascetico, ed essendo in salita la strada che stavo percorrendo, mi fermavo per rispondere e mi appoggiavo a una macchina parcheggiata onde non crollare al suolo. Mi appoggiavo. Non mi sedevo sul cofano accavallando le gambe. Mi appoggiavo con un fianco a uno sportello. Sopraggiungeva un neanche troppo anziano indigeno, evidentemente proprietario della vettura, e prendeva ad insultarmi perché, a suo dire, la cintura (che non portavo) dei miei jeans avrebbe rovinato la sua macchina, e noi (noi chi?) siamo così (così?) e dobbiamo tornare da dove siamo venuti.
Ci siamo lasciati esprimendo, rispettivamente, io soddisfazione per la scarsità di tempo ancora a sua disposizione su questa terra (mai troppo poco), e lui dubbi sulla moralità dei miei costumi e di quelli dei miei simili, simili che immagino abbiano le sembianze dei bovini dal momento che egli mi aveva precedentemente definita vacca.
Sono tornata a casa in lacrime e ho continuato a lacrimare per un altro po’.  Tanto lacrimare, tanto, perché era tutto bruttissimo e soprattutto perché non-era-giusta-tutta-quella-cattiveria.
Di notte mi sono vestita, ho preso un taxi perché non me la sentivo di camminare, sono tornata dove il vecchio aveva parcheggiato la macchina  – che era sempre lì – e gli ho rigato una intera fiancata con un cavatappi. Non una riga sola: molte righe, ghirigori, spirali, fiori, lumache, una cosa tipo Guernica, un’opera monumentale cavatappi su vernice blu metallizzata. Roba da museo.
Niente di tutto questo sarebbe successo se lui si fosse comportato da persona normale. Punto.

Questo per arrivare al concetto fondamentale che oggi vorrei esprimere in questa mia omelia di questo giorno in cui tutti sono stati immotivatamente scortesi gli uni con gli altri e alcuni persino con me. Vale a dire che tu puoi fare davvero quello che vuoi al grido di “eh ma io sono fatto così, son nato paperino che cosa ci vuoi far?”. Tu puoi essere fatto come ti pare, ci mancherebbe altro.
Però il mondo è bello grosso e molto vario e, se non impari a comportarti in maniera socialmente accettabile anche a costo dei grandi sforzi che fa la maggior parte di noi per essere prima di tutto gentile nonostante i propri tiramenti di culo, potresti trovarti a sbattere contro chi sta avendo una brutta bruttissima giornata.
Insomma, per dirla con parole povere, e come spiegato splendidamente nella piccola parabola che abbiamo ascoltato durante le letture: se sei una testa di minchia, tieni presente che puoi incontrare un’ altra testa di minchia (con un cavatappi, talvolta).
E lì poi non ti devi lamentare.

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6 thoughts on “Sento…

  1. A parte che rigandogli la macchina hai contribuito nel tuo piccolo a muovere il pil, e questo contravviene alla prima regola del ritorsore secondo cui da una cattiva azione non deve mai derivare nulla di buono, hai mai pensato a rovesciargli sul cofano un contenitore plastico trasparente con su scritto rifiuti ospedalieri biohazard, facce di morte e simboli alchemici vari e dentro un po’ di animelle e meusa?
    In ogni caso è un racconto che possiede tutti i crismi del falso storico, visto che ad oggi nessuno ha mai conosciuto una lucana carina.

  2. Era veramente molto carina, anche se era calva (dico sul serio, calva-calva! Ed era comunque più carina di me, pensa…) ma portava una parrucca veramente molto bella e naturale e, almeno a lasciar parlare i succhiotti lasciati sul collo del mio fidanzato, o era una dea del sesso o un’idrovora.

  3. dalla parabola si evince che:
    se una testa di minchia incontra una testa di minchia col cavatappi, la prima è una testa di minchia a rigoni, a strisce, a rigate
    se non fossi la capra che sono saprei anche cosa sto parafrasando

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