Lauto ritratto

Non sarà facile ma sai
si muore un po’ per poter vivere…
(Insieme a te non ci sto più, P. Conte-M. Virano-V. Pallavicini, 1968)

Chi mangia fa briciole
(Anonimo)

E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via
(Caterina, F. De Gregori, 1982)

Ma anche questa.
E soprattutto questo, ma proprio tutti e 107 i minuti, con un particolare trasporto durante le operazioni di fracassamento del vasellame.

Questa cosa di non sapere cosa succederà.
Il fatto che (e dico sul serio, ci ho pensato fino ad eliminare quasi del tutto lo spazio tra le mie due orecchie) quasi qualunque scelta – escluse quelle che sarebbe preferibile evitare, contenute in una breve lista che ho stilato, tra le quali l’animazione per bambini, la cavia umana e l’emigrazione nell’estremo oriente – davvero, quasi qualunque scelta ha le stesse, identiche possibilità di sortire in
trionfo o
sventura o
niente di niente.
Ma proprio le stesse possibilità. E il fatto che se ne verifichi una o un’altra è impossibile da prevedere e da ponderare e di conseguenza anche da influenzare, almeno al netto di una potente fede nella spiritualità e nell’ultraterreno (e nei poltergeist e nei criceti zombie e nei gremlins, aggiungerei).
E quindi pace, insomma.
Ecco, questa cosa ha dei risvolti a tratti esilaranti, e credo che quando tutto questo sarà finito, in uno qualunque dei modi di cui sopra, potrò finalmente farmi esplodere un embolo a furia di ridere. Tuttavia non è ancora quel momento. E, se insieme a te è nata una certa fantasia galoppante e difficilmente imbrigliabile, le circa 18 ore di veglia possono diventare impegnative.

LA MENTA

INFESTANTE
Può succederti ad esempio di vedere le cose. I segni, santiddio.
Tipo, la menta che durante la scorsa estate prosperava sul vaso in balcone, ormai da mesi è ridotta a un cumulo di rametti mummificati e completamente secchi. Non è grave, pensi tu, tanto muore ogni autunno. “La menta è infestante”, dice Elena accarezzandosi un gran pancione che cresce di giorno in giorno da otto mesi, ininterrottamente. Se lo dice lei, che sta sperimentando la storia del miracolo della vita, lei che tra poco potrà affermare con lo stesso piglio polemico e consapevole che ha Molly in Senti chi parla  quando dice al tassista James “provi lei a far passare una cosa grande come un cocomero da una cosa grande come un limone”, insomma, se lo dice Elena che la menta è infestante, io le credo. Eppure io ero proprio convinta che la menta iniziasse a prosperare verso marzo – tipo quando la compri a 1 euro al vasetto e la pianti nel vaso di quella dell’anno prima opportunamente bonificato dai cadaveri – e che si suicidasse a ottobre coi primi freddi per lasciare posto a quella del marzo successivo e così via. Ciclotimia portami via. Invece no: la menta non muore, dice Elena, anzi è infestante. E com’è che le mie mente invece sono sempre morte? Sono stata io a soffocare l’altrimenti indomito istinto di sopravvivenza della menta con il solo mio crasso ignorare che questo istinto ci fosse? Le mie mente sono morte per mancanza di fiducia? Tra questi dubbi mi dibattevo il mese scorso, guardando attraverso i vetri il vaso pieno di sterpi e sentendomi parecchio cretina.
Ieri mattina, colpo di scena dei colpi di scena, tra un lungo filo mummificato e l’altro ecco dei germogli verdissimi e fragranti: la menta è infestante, persino la mia.
E quindi oggi via a liberare i germogli nuovi dai cadaveri. Via tutti i cadaveri, respiro per i germogli nuovi. Ma da dove comincio? E’ pieno di mummie rinsecchite, faccio prima a piantare quella nuova. Eh no, dai, sei sempre la solita, la tua è cattiva volontà, indolenza mascherata da strafottenza: comincia a tagliare da qualche parte e poi verrà da sè. Sì, ma le hai viste queste forbici? Come niente decapito qualcuno dei nuovi e addio. Se fai piano e senza panico non decapiti nessuno.
Capisci? Ma vaffanculo! Tutta un’intera formazione avvenuta DOPO il secolo dei lumi, buttata così perché ti serve di vedere i segni.
Comunque, qualcuno l’ho decapitato. Ma tanto è infestante.

 

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9 thoughts on “Lauto ritratto

  1. Io sto vivendo gli ultimi mesi su “segni”… cioè, ho come l’impressione di non poter scegliere un gran che in realtà, ma solo di poter fare finta di farlo. Altro che epoca dei lumi, qui si sta all’epoca dei lumini 🙂

  2. io i segni non li vedo, non li colgo, non li intercetto
    se dio mi sceglieva al posto di mosè stavamo ancora senza comandamenti, figurati se mi mettevo a parlare con una specie di albero bruciante, non ci avrei fatto caso alle sue parole
    quando, per ragioni che non so spiegare, dico è un buon segno… mi sbaglio sempre: è statisticamente accertato che nel 100% dei casi la mia lettura dei segni è sbagliata
    il mio è proprio analsegnismo… che hai capito? no che non ho segni sul didietro che sono analfabeta dei segni, ma totale, eh
    quindi auguri per la menta e altro (in caso di mojito serve anche zucchero di canna e rum e lime, credo)

  3. laicissimo, non mi sono mai fatto catturare dai “segni”. eppure questo post me lo sono bevuto come una gazzosa alla menta.
    grazie per il passaggio da me e bentrovata
    matt

  4. Pingback: maledetto di un gatto | lemargheritine

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