Suvvia

E_Gorey
Nell’inverno del 2001 uscì nelle sale L’Ultimo bacio. Io non andai al cinema a vederlo perché – allora come ora – non ho mai subito il fascino di Accorsi in quanto sono fermamente convinta che sarebbe preferibile fosse la donna, all’interno di una coppia, a detenere non dico l’esclusiva ma almeno un certo oligopolio sulle seguenti cose:
la produzione dei suoni ad alta frequenza
i dolori e gli sbalzi d’umore
le paure delle ipocondrie e i fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Tuttavia, durante le vacanze di natale dell’anno successivo, il capolavoro veniva dato su Tele+ e io e la mia amica Lavinia* lo guardavamo, nonostante anche a lei le sopracitate caratteristiche incarnate dal maschio accorsiano fossero assai invise.
Poiché la programmazione di Tele+ non era così strabiliante, e nemmeno la vita nel capoluogo isolano lo era, durante quelle due settimane di vacanza lo guardammo spesso.  Tanto spesso da poter formulare alcune riflessioni. Il film, per chi fosse uscito dal bunker ieri l’altro dopo esservi entrato nel 1989, parla fondamentalmente di alcuni trentenni che, in maniera varia ma universalmente e inconfutabilmente pirla, rispondono alle sollecitazioni e agli sbattimenti che comporta l’ingresso ufficiale nell’adultità.
“Noi non saremo così”
“Credi che sia il caso di stipendiare un killer per controllare ogni anno, per i prossimi dodici anni, la mia estraneità a questo affresco e che possa freddarmi, in caso contrario?”
“No, perché tanto noi non saremo così”
“Mi fai tu il killer?”
Noi non siamo così, in effetti. Nè io, nè Lavinia, nè tutti quelli che nel 2001 avevano diciotto anni o anche venti e hanno pensato di assoldare un monitoratore pronto a uccidere.
Ci siamo portati sfiga.
Secondo me c’erano degli adolescenti che negli anni Trenta sono andati a vedere Gli uomini che mascalzoni… e hanno detto “Santo Iddio, no, no e poi ancora no”, e infatti all’età di Mariuccia e Bruno non saltavano su e giù tra taxi e profumerie milanesi ma erano o in montagna a sparare, o a sparare a quelli che stavano a sparare in montagna, o morti sparati.
A noi è andata un po’ meglio, in fondo: siamo solo forzatamente esclusi dalla trama ideale per una commediola altoborghese ma, insomma, suvvia.
Resta il rosico di non poter provare l’ebbrezza di  dimostrare di essere diversi da quelli del film – insomma, ci dovete credere sulla parola – ma, anche qui, suvvia.

*La mia amica Lavinia, per chi non lo sapesse, è l’autrice di una lettera manoscritta che conservo ancora oggi e che è datata novembre 2001. Eccone un brano.
“L’altra sera sono andata con Giovanna al cinema e abbiamo visto Il diario di Bridget Jones, non so se l’hai visto, è un po’ una cazzata ed è tipo la storia di una veramente sfigata che poi si riscatta. Comunque io non capisco: nei primi 30 minuti di film (quando ancora dovrebbe essere sfigata) Bridget pesa 20 kg meno di me, ha un tasso di consumo alcolico e nicotinico molto inferiore al mio, lavora in una casa editrice e si scopa Hugh Grant. E in effetti è sfigata. Ma allora cosa sono io?”

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2 thoughts on “Suvvia

  1. non posso esprimermi sull’essere sfigata e contemporaneamente scoparsi hugh grant (ho provato a fare il paragone con leonardo pieraccioni che si tromba natalia estrada… però non mi torna)
    anch’io ho odiato quel film, da allora – se posso – non guardo mai film con accorsi & mezzogiorno (voglio dire: anche uno solo dei due è di troppo)
    comunque io ci ho un’altra età e con mia moglie ci siamo fatti promessa di reciproco abbattimento: se dovesi tingermi i capelli, farmi il riporto, ecc.

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