Bettina la contrariosa – 1^ puntata

arroseur-arrose-Una premessa di natura biografica:
giro spesso per la rete e leggo molto, come la maggior parte di voi che siete capitati qui nonostante io non sia esattamente un drago nell’autopromozione. Siccome credo di essere affetta dalla sindrome del classificatore, e siccome non sono abbastanza intelligente da classificare più di due categorie per fenomeno, per quanto riguarda il fenomeno “blog&bloggers” sono riuscita ad individuare due categorie:
1) Quelli che abitano nella parte bella del mondo
2) Quelli che abitano nella parte brutta del mondo
Siccome sono cresciuta con una grande ammirazione per il punto di vista di Daria Morgendorffer, tendo ad amare di più i secondi e a riconoscemisivicici, come diceva la mai troppo amata Marchesini. Tuttavia leggo molto volentieri i primi, li apprezzo, hanno il dono di alleggerirmi e, se sono bravi come ad esempio lei, non mi viene neanche voglia di rincorrerli con un liquidator caricato ad acido muriatico.
Quando ho cominciato questo blog – dopo non aver scritto per un paio d’anni su quello vecchio – ho deciso di fare questo esperimento frutto della milleeunesima visione di Aprile del mio faro nella notte Nanni Moretti: scrivere solo di cose che mi piacciono, niente indignazione, niente brutture, niente ironia distruttiva su quella carne da cannone mancata che ci circonda tutti i giorni e cui dobbiamo anche prenderci il disturbo di dire buongiorno e buonasera (come vedete, non ho mai perso l’allenamento). Insomma, vivere dalla parte bella del mondo, ma con l’esperienza di chi è abituato alla parte brutta. Come Tom Hanks in Cast Away quando lo ritrovano e gli prudono un po’ i calzini.
Ora, ultimamente ho un po’ di tempo libero e purtroppo solo lunedì avrò la prima lezione da apprendista dalle gentili signore che, mosse a compassione, si sono offerte di insegnarmi a tirare la sfoglia a mano così che io possa dire di avere almeno una abilità precisa e non debba replicare all’infinito la scena di Aldo Giovanni e Giacomo al ristorante quando ci mettono 800 parole difficili a dire che semplicemente fanno i commessi nel negozio di ferramenta del suocero.
“Che lavoro fai?”
“Faccio la sfoglia, vuoi un kg di tortellini a 36 euro?” Questo è il piano.
Ma torniamo a noi, torniamo a me che per ora ho un sacco di tempo libero.
Sulla rete ho potuto constatare una certa tendenza propria dei pensatori molto radicali che, con uno sforzo veramente estremo di semplificazione, mi sentirei di mettere nella sinistra radicale, equa e solidale, più realista del Re e più cattolica del Papa. Questa tendenza non so bene con che parole spiegarla, mi viene in aiuto lo zio Angelo, mai troppo compianto mio prozio del cuore, che quando voleva dirti che stavi facendo il contrario di quello che avresti dovuto fare in un universo governato dalla ragion pratica diceva “Sei come Bettina la contrariosa, che annaffia le piante quando piove”. Ora, questa tendenza che riscontro in determinati pensatori della sinistra radicale blabla è simile al comportamento della Bettina di zioangeliana memoria, ma ha qualcosa in più: Bettina dice “sticazzi” e annaffia, per ragioni sue che non è sua premura nè suo interesse farci conoscere. Questi altri personaggi, invece, fanno un’operazione che io mi sono spiegata così nel suo manifestarsi, ma della quale non riesco a spiegarmi nè la genesi nè la ragione, e su questo vi pregherei di esprimervi numerosi. Esempi tra parentesi in corsivo.
– Scovano con testardaggine e pervicacia un argomento sul quale la maggior parte delle persone ha una reazione de panza o de core o de dove hanno sede i tuoi sentimenti meno presentabili nell’alta società (le quindicenni della Borromeo che la danno via come non fosse loro)
– Individuano qual è il giudizio tipico della volgar massa su questo argomento (buttane loro e buttane le madri. E cornuti i padri)
– Posizionano il proprio giudizio all’opposto di quello della volgar massa [ (ma che buttane! Sono vittime della nostra disattenzione, è la Borromeo la buttana!) e su questo giudizio mi trovo in parte d’accordo]
– Radicalizza questo pensiero controtendente su posizioni che sarebbero comiche se non fossero inquietanti (Sono piccole donne libere e liberate, padrone del proprio corpo, adulte consapevoli, siamo noi ad essere un condensato di nevrosi e sessofobie)
Non credo ci sia bisogno di specificare che l’unica posizione che mi sento di assumere sulla Borromeo – riguardo a questa presunta inchiesta e riguardo a molte altre cose – è quella del rolling thunder che rese celebri alcuni wrestler americani. Però insomma, amica ultrafemminista che amiche lo siamo sul serio, fino a due giorni fa parlavamo di corpi delle donne, aspiranti miss bambine che per legge devono smettere di aspirare, e ora (ammesso che sia vero, non lo credo, o almeno non credo – purtroppo –  che la questione sia così semplice) le quindicenni che fanno le zozzerie con altri quindicibarradiciottenni, che si sono preparati all’evento con un tutorial su x-hamster il pomeriggio precedente, sono un modello desiderabile e pionieristico di autodeterminazione della propria sessualità? Daje. Anzi, come direbbe lo zio Angelo, amunì.
Ma questa è già storia vecchia.
Ieri era la faccenda del marito della Mussolini a scatenare tafferugli uterini tra i più appassionanti. Riassumo per chi fosse appena tornato da una vacanza ad Alicudi in cima a un albero o fosse appena sceso da qualche torre eburnea. Mauro Floriani è un ex ufficiale della guardia di Finanza che ha sposato Alessandra Mussolini, nipote del fu Benito. Visto che i treni in orario come loro nessuno mai,  qualche tempo dopo il matrimonio con la nipote del Duce, Floriani è diventato dirigente delle Ferrovie dello Stato. Pochi giorni fa viene fuori che la voce di questo signore compariva, insieme alle voci di altri signori, tra quelle che interloquivano con le prostitute ragazzine dei Parioli del noto scandalo di qualche tempo fa. Floriani e gli altri non stavano esattamente cercando di redimerle, mi par di capire. Mauro Floriani è indagato, insieme agli altri. Fine della storia, per il momento.
I media e la rete si sono scatenati – com’era, non dico auspicabile, ma certamente  comprensibile sia a livello giornalistico sia a livello biecamente e barbaramente umano – non contro il signor Mauro cui è contestato il fattaccio, ma contro la signora Alessandra che di fatto non ha commesso alcun illecito ma che a) di cognome fa Mussolini ( a livello giornalistico ciò è rilevante) e che b) ha avuto sempre&persempre – per citare un idolo dei Bettini e delle Bettine, immagino suo malgrado –  posizioni da grandissima stronza nei confronti di un sacco ma proprio un sacco di categorie (e, a livello biecamente e barbaramente umano, anche questo è rilevante).
Diciamo che, abbastanza trasversalmente, il tenore dei commenti del pueblo unido è “ti sta bene, stronza boccalarga”. Il che, mi rendo conto, è sciocco in generale e anche in particolare.
Ma c’è un’altra cosa che trovo, oltre che estremamente sciocca, anche estremamente dannosa, e questa cosa è latteggiamento di questi Bettini i contrariosi di stampo radicale, equo e solidale, su faccende come questa. Perché su faccende come questa che, data la natura dei protagonisti coinvolti, vanno a pescare direttissimamente nella questione dei diritti civili in questo Paese, non credo che possiamo ancora permetterci nè il lusso della solidarietà nè alcun tipo di atteggiamento blasé.
E su questo mi dilungherò nella prossima appassionanta puntata.

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4 thoughts on “Bettina la contrariosa – 1^ puntata

  1. Pingback: Bettina la contrariosa – 2^ puntata | lemargheritine

  2. Ieri era la faccenda del marito della Mussolini…ma nn avevi detto che avresti parlato ‘solo’ di cose che ti piacciono?
    E ancora mi hai fatto sorgere un dubbio atroce ovvero dove mi avrei classificata?
    Cio detto va tutto bene o male nel blogsfera tutto scivola, mondi si aprono in contemporanea con altri che ti sbattono la porta in faccia.

    sheraccidenticom’èdifficilecapiredidomenicasera

  3. Eh, cara shera, ho come l’impressione che io e te siamo vicine di casa nella parte brutta. Che, voglio dire, non è mica necessariamente una sfiga.
    Comunque non temere, il mio esperimento di passeggiare nella sunnyside of the street – come cantavano i Pogues – continua.

  4. Pingback: Orrore | lemargheritine

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